La teoria sulla moneta moderna ( d’ora in poi MMT -Monetary Modern Theory), basa la propria analisi sulla constatazione che la moneta dal 1971 corrisponde a una mera convenzione, essendo totalmente svincolata da sottostante metallico es. oro.

La moneta quindi non può per definizione essere scarsa cioè disponibile in quantità finita, limitata.

Da questo premessa si evince che, in uno stato pienamente sovrano come potrebbe essere l’Italia, le politiche economiche non possono per logica venir subordinate e condizionate dalla disponibilità di moneta (tecnicamente disponibile in quantità illimitata appunto).

Le politiche economiche, in realtà, potrebbero e dovrebbero venir modulate in base agli obiettivi che si intendono ottenere.

In altre parole, tutto ciò che avviene in campo economico legato a interventi governativi è una faccenda che ha a che fare con “semplici” decisioni politiche. Nulla più.

A questo punto, di solito, arriva il libbbbberista con ” se bastasse stampare moneta per avere il bengodi…..” Etc etc etc.

Chiariamo quindi il punto : la moneta è “strumento di scambio” e “misura” dell’operosità esplicita o implicita iniettata in un bene, prodotto o servizio all’interno di determinato contesto economico (es. stato o nazione) e esternamente diventa fattore di misurazione relativa fra economie con monete diverse.

Naturalmente la sua quantità non è irrilevante per fornire il suo valore, secondo la legge della domanda e dell’offerta : più moneta metto in circolo, più basso sarà il suo valore.

Tutto qui? Niente da rilevare da parte del lettore ?

Facciamo finta che il classico secchione brufoloso alzi la mano e dica ” ma il valore di una moneta è dato dalla sua quantità in rapporto alla quantità e qualità delle merci che con essa si possono acquistare !! “.

Ecco, questo è il punto : per smontare le fobie dei Libbbbberisti, basta questo enunciato : ” se ad ogni moneta emessa (dal nulla) dallo stato, corrisponde un bene o servizio REALE creato, non si avrà inflazione e quindi potere d’acquisto della stessa rimarrà inalterato”.

Esempio: se abbiamo 100 monete e 100 beni, quei beni varranno mediamente 1 moneta ciascuno. Se le monete diventano 200 e i beni restano 100, aumentando la richiesta, cioè la disponibilità a comprare, il prezzo medio dei beni passerà mediamente a 2 monete ciascuno, quindi il potere d’acquisto della moneta si dimezzerà : prima per un bene mi bastava una moneta, ora ce ne vogliono due.

Ma se l’emissione delle monete procede di pari passo con la creazione di beni, cioè 200 monete e 200 beni, 400 monete e 400 beni, il rapporto suddescritto rimarrà inalterato. Cioè la moneta avrà sempre il medesimo potere d’acquisto, pur in presenza di un suo sostanziale aumento quantitativo.

Chiarito questo passiamo al motivo di questo post : le critiche al Programma di Lavoro Garantito teorizzato dalla MMT.

La più grande ricchezza per un paese, che non abbia laghi di petrolio nel sottosuolo, è l’operosità dei propri cittadini.

Infatti, da sempre, la capacità di produrre ricchezza, sia in termini economici, che culturali, paesaggistici etc etc , è nelle mani di chi vive in determinati territori.

Questo significa che in presenza di lavori da fare, beni da produrre, servizi da fornire, da una parte, e di persone disposte a svolgere quei lavori, dall’altra, il fatto che questi due lati di una economia non si incontrino a causa della scarsità monetaria, È UN’ ASSURDO LOGICO.

Non solo è un assurdo logico, ma la disoccupazione è IL PIÙ GRANDE SPRECO PER UNA COMUNITÀ!!

Altro che casta e corruzione! (i cui proventi – tangenti, mazzette, regalie, etc – ricordiamolo alimentano l’economia reale sotto forma di acquisti presso hotel, commercianti, agenzia di viaggio, concessionari d’auto, etc. Non spariscono nel nulla).

Come fare quindi per eliminare la disoccupazione, che è il più grande danno per una comunità? Facciamo come l’Unione Sovietica, dove il posto era garantito ma ciò che produceva era zero o quasi? O passiamo a un reddito di cittadinanza che paga le persone per starsene a casa a non fare nulla ?

Naturalmente no.

Basta semplicemente che lo stato pianifichi la realizzazione di infrastrutture di varia natura, manutenzioni, servizi agli anziani, asili, scuole, argini nuovi, finanche produzioni che altrimenti verrebbero importate, e che per remunerarle emetta semplicemente nuova moneta.

Et voilà, ecco creati beni e servizi reali, a fronte della corrispondente moneta creata. Abbiamo forse creato falsa ricchezza come nel paese del bengodi teorizzato dai liberisti? No.

Senza l’emissione di moneta quelle attività si sarebbero potute fare lo stesso?
Certo, trovando la moneta necessaria sul mercato, indebitandosi e pagando interessi – quindi sottraendo risorse ai propri cittadini per ripagarli. Un suicidio insomma (lo stato con una mano darebbe e con l’altra toglierebbe)
Evitando di ricorrere all’indebitamento e al contempo evitando l’emissione di nuova moneta quel programma di innovazione e mantenimento infrastrutturale e di miglioramento dei servizi al cittadino semplicemente non si può fare. Punto.

Come si inserisce il Programma di Lavoro Garantito della MMT in questo contesto ? Ove non esistano privati in grado di fornire beni e servizi reali di cui la comunità abbisogna, interviene lo stato con 1) la creazione di aziende ad hoc per produrli, 2) incentivando assunzione in aziende che accettano di produrre tali beni e servizi.

Quale sarebbe quindi la critica che molti muovono a questo programma? Il fatto che il livello dei salari venendo fissato dallo stato per questi interventi diventerebbe alla lunga il benchmark per tutti gli altri stipendi, anche nel privato.

Cioè, se lo stato, monopolista della moneta, paga 10 monete per un’ora di lavoro, tutti gli altri si adegueranno a quella cifra. In presenza di pieno impiego, i privati dovranno quindi pagare di più per attirare lavoratori verso il settore privato.

Criticare questa impostazione sembra alquanto bizzarro.
Eppure…
I detrattori di tale proposta partono dall’assunto del tutto arbitrario che lo stato fisserebbe quel benchmark a un livello basso (cioè pagando poco le persone impegnate in attività a gestione pubblica) facendo quindi un favore ai privati che potrebbero accodarsi a quel livello di remunerazione, aumentando i propri margini. Insomma, secondo queste opinioni, lo stato in questo contesto farebbe da sponda nell’attuare politiche di compressione salariale.

Voi certamente capite che decidere la remunerazione di un lavoratore in presenza di moneta tecnicamente disponibile in misura illimitata gestita da uno stato sovrano, è un’operazione che incrocia econometria con obiettivi puramente politici.
Voglio sfruttare e rendere schiavi i miei cittadini? Perfetto! Tengo bassissima la remunerazione.
Intendo invece garantire un livello minimo di benessere? Posizionerò la remunerazione a un livello coerente con questo obiettivo.
La moneta è solo uno strumento: come lo uso è una faccenda in capo a chi la moneta gestisce.
Come dire, io ti do una Ferrari, se poi tu la vuoi usare come ferma carte, non è colpa ne mia né della Ferrari.

Ecco, tutto qua, gli strumenti ci sono, i lavori da fare pure, le persone anche, attendiamo che anche certi professori ci arrivino.

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