Stabilito che la causa della crisi è l’euro, ci si trova a stabilire quale sia la soluzione per quando esso si dissolverà.

Molti ritengono che la crisi dipenda dal fatto che l’€, imponendo una valuta unica all’interno di un’area economica non omogenea, e senza trasferimenti interni, i differenziali fra i vari paesi, si accumulino, generando  una corsa al ribasso degli stipendi, così da rendere i propri prodotti più concorrenziali sul prezzo, a scapito dei concorrenti.Il tutto naturalmente in un’ottica di economia votata all’export.

Naturale conseguenza di questa visione, risulta che la soluzione, post €exit, sia una moneta flessibile x ogni paese, che permetta ad ogni economia di avere una moneta con un valore di cambio corretto rispetto alle caratteristiche di quell’economia.

Altra facile conseguenza di questa analisi, è l’eliminazione di quella flessibilità del mercato del lavoro, che la gara al ribasso per favorire l’export ha prodotto. Quindi contratti di lavoro più stabili e meno frammentati.

Tutte cose logiche…..se l’analisi iniziale e’ corretta.

A molti sfugge però quale sia il principale problema causato dall’€ : il blocco della spesa sovrana a deficit da parte dello stato.

Fin dal trattato dei Maastricht, 1992, quando comincio’ il percorso che porterà’ all’Unione monetaria, furono introdotte norme che,seguendo i dettami neoliberisti, si ponevano l’obbiettivo di limitare l’indebitamento degli Stati, ritenendo esso il più grande problema allo sviluppo dell’economia.

In particolare per l’Italia, da allora, si cominciò a tagliare la spesa primaria, quella cioè al netto degli interessi, generando quindi un avanzo primario che proseguirà fino ai giorni nostri : cioè, lo stato ha prelevato in tasse più di quanto esso abbia speso.

Infatti se si analizzano i dati di spesa dello stato, si evince che l’attuale debito sia generato dagli interessi corrisposti a fronte delle emissioni di titoli di stato; e questo a partire dal 1981.

Ma questo enorme debito chi lo detiene? Lo detengono quelli che hanno acquistato i titoli dello stato, e cioè, cittadini italiani, banche italiane, e in parte, soggetti esteri.

A questo punto molti si chiederanno come questo possa essere causa della crisi………….Non lo è !!

Quindi cosa, in questo meccanismo composto da avanzi primari, interessi sui titoli, cambio bloccato, ha causato la crisi?

La mancanza di spesa diretta dello stato a moneta sovrana.

Infatti, pur in presenza dei cospicui interessi corrisposti dallo stato dallo stato, a fronte di acquisto di titoli da parte del settore privato (cittadini, banche, estero), dobbiamo saper analizzare ove quella liquidità sia finita.

Per farlo dobbiamo capire chi sono i soggetti che normalmente acquistano i titoli di stato :

CITTADINI – i cittadini che normalmente acquistano titoli di stato sono principalmente soggetti che hanno già una casa totalmente pagata, con un reddito che permetta di risparmiare e che nn abbiano in previsione spese di una certa entità per un certo periodo. Questa descrizione esclude quindi la gran parte dei soggetti con una propensione al consumo elevata : i giovani e le giovani coppie.

BANCHE – Esse acquistano titoli di stato, in quanto questi costituiscono un solido asset con cui poter esercitare l’esercizio del credito, oltre a ricavare una remunerazione a zero rischio.

ESTERO – Tutti quegli acquirenti, pubblici e privati che risiedono all’estero.

Chiarito questo, possiamo facilmente capire la destinazione della liquidità derivante dagli interessi sui titoli di stato : Tesaurizzazione, cioè risparmio, ergo, sottrazione di questa liquidità dal circuito economico.

Questo ha come risultante un calo dei consumi, che produrrà l’aumento del fabbisogno di tasse da parte dello stato ( a parità di tassazione, se i consumi calano, calano anche gli introiti fiscali dello stato) per rispettare i parametri del rapporto debito/pil imposti dall’Unione Europea.

Ecco spiegato il record della tassazione in Italia, nn a causa della spesa incontrollata, ma anzi, di poca spesa riservata all’economia reale, ai consumi, alle infrastrutture, scuola, territorio età etc

Quindi il debito non è causa della crisi, ma lo diventa solo se si introducono :

1) regole di limitazione di spesa rispetto al pil

2) se si costringe lo stato a indebitarsi per finanziarsi

Torniamo quindi alle soluzioni che molti propongono per il post € : moneta flessibile e contratti di lavoro più stabili e meno frammentati.

Entrambi sono inutili senza la spesa dello Stato.

Per spiegare questa affermazione, dobbiamo utilizzare un concetto macroeconomico chiamato “saldi settoriali”.

Niente di astruso e complicato : i saldi settoriali prendono in esame l’economia di un paese, dividendola in tre parti fondamentali;

1) settore pubblico ( entrate e uscite dello stato)

2) settore privato ( entrate e uscite di cittadini e aziende)

3) settore estero ( in pratica import ed export)

Nel caso di una uscita dall’€, ci troveremo con uno stato a moneta sovrana, che può cioè emettere la sua moneta dal nulla. Esso sarà quindi il monopolista della moneta, essendo l’unico soggetto dei tre suddescritti, legittimato ad emetterla e a gestirla.

Risulta intuitivo capire che se lo stato nn emette per primo la moneta, il settore privato, di essa, non ne vedrà nemmeno l’ombra.

Lo stesso dicasi, per un aumento della massa monetaria già presente nel settore privato : cioè, senza lo stato che emette nuova moneta, introducendola nel settore privato, la moneta nn può aumentare, ma solo cambiare di mano. (Tralasciamo per il momento la liquidità derivante da export)

Qualcuno obbietterà che anche le banche possono creare moneta tramite il credito : dobbiamo ricordare che comunque l’esercizio del credito è normato dallo stato, e che la moneta così creata, sarà destinata a sparire una volta estinto il debito ( i soldi restituiti alla banca che ci ha fatto il prestito vengono eliminati, rimangono solo quelli che rappresentano gli interessi, unico vero guadagno della banca )

Quindi, stabilito che solo lo stato può introdurre nuova moneta nel settore privato, vediamo come questo possa accadere e svolgersi.

Prima abbiamo visto la destinazione che viene riservata agli interessi sui titoli dello stato, e abbiamo capito che la gran parte di essi viene tesaurizzata, cioè sottratta al circuito economico, quindi pur essendo una iniezione di liquidità nel settore privato, essa tende a nn servire per alimentare i consumi.

Quindi come può fare lo stato per introdurre liquidità nel settore privato, senza dover utilizzare un elicottero per distribuire banconote a pioggia?

Lo chiariamo semplicemente con l’esempio più breve di tutta la macroeconomia :

La comunità ha bisogno di un ponte; lo stato ordina un ponte ; una azienda costruisce il ponte ; lo stato accredita il conto corrente dell’azienda della quantità di moneta corrispondente alla fattura di costruzione del ponte, con moneta di nuova emissione creata a doc per quel bisogno

Punto.

Di solito, a questo punto, arriva la solita domanda/accusa : “… Eh, troppo facile, ma stampando moneta si arriva all’inflazione…”  .

Smontiamo subito questa sciocchezza : l’inflazione, in parole poverissime, e’ l’aumento dei prezzi dei beni e servizi, causati da troppa domanda rispetto ai beni a disposizione, cioè, se siamo in tanti a voler cammelli, ma al mercato c’è ne sono pochi, il loro prezzo salirà.

Quindi ora torniamo al nostro esempio del ponte :

nel paese XYZ ci sono in questo momento 100 ponti e circolano 100 monete. Stato fa costruire un altro ponte ed emette 1 moneta per pagarlo a chi lo costruisce. Ecco che ora abbiamo 101 ponti e 101 monete circolanti.

Quindi se a fronte di ogni emissione di nuova moneta, corrisponde la creazione di beni e servizi reali, si manterrà il giusto rapporto fra beni e moneta, e quindi niente inflazione.

Ma la cosa che più mi preme di rendere chiara è che il valore alla carta stampata emessa dallo stato, viene dal lavoro, e questo concetto si può sintetizzare così : LO STATO MONETIZZA L’OPEROSITÀ DEI SUOI CITTADINI, PER I BENI E SERVIZI CHE SODDISFANO GLI OBBIETTIVI CONDIVISI DELLA COMUNITÀ

Quindi, per il benessere di una comunità, serve la spesa dello stato per beni e servizi. Moneta a cambio flessibile e contratti di lavoro più rigidi da soli non servono a nulla.

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