Per sfatare la disinformazione sul “Lavoro Garantito”proposto dalla MMT.

La teoria sulla moneta moderna ( d’ora in poi MMT -Monetary Modern Theory), basa la propria analisi sulla constatazione che la moneta dal 1971 corrisponde a una mera convenzione, essendo totalmente svincolata da sottostante metallico es. oro.

La moneta quindi non può per definizione essere scarsa cioè disponibile in quantità finita, limitata.

Da questo premessa si evince che, in uno stato pienamente sovrano come potrebbe essere l’Italia, le politiche economiche non possono per logica venir subordinate e condizionate dalla disponibilità di moneta (tecnicamente disponibile in quantità illimitata appunto).

Le politiche economiche, in realtà, potrebbero e dovrebbero venir modulate in base agli obiettivi che si intendono ottenere.

In altre parole, tutto ciò che avviene in campo economico legato a interventi governativi è una faccenda che ha a che fare con “semplici” decisioni politiche. Nulla più.

A questo punto, di solito, arriva il libbbbberista con ” se bastasse stampare moneta per avere il bengodi…..” Etc etc etc.

Chiariamo quindi il punto : la moneta è “strumento di scambio” e “misura” dell’operosità esplicita o implicita iniettata in un bene, prodotto o servizio all’interno di determinato contesto economico (es. stato o nazione) e esternamente diventa fattore di misurazione relativa fra economie con monete diverse.

Naturalmente la sua quantità non è irrilevante per fornire il suo valore, secondo la legge della domanda e dell’offerta : più moneta metto in circolo, più basso sarà il suo valore.

Tutto qui? Niente da rilevare da parte del lettore ?

Facciamo finta che il classico secchione brufoloso alzi la mano e dica ” ma il valore di una moneta è dato dalla sua quantità in rapporto alla quantità e qualità delle merci che con essa si possono acquistare !! “.

Ecco, questo è il punto : per smontare le fobie dei Libbbbberisti, basta questo enunciato : ” se ad ogni moneta emessa (dal nulla) dallo stato, corrisponde un bene o servizio REALE creato, non si avrà inflazione e quindi potere d’acquisto della stessa rimarrà inalterato”.

Esempio: se abbiamo 100 monete e 100 beni, quei beni varranno mediamente 1 moneta ciascuno. Se le monete diventano 200 e i beni restano 100, aumentando la richiesta, cioè la disponibilità a comprare, il prezzo medio dei beni passerà mediamente a 2 monete ciascuno, quindi il potere d’acquisto della moneta si dimezzerà : prima per un bene mi bastava una moneta, ora ce ne vogliono due.

Ma se l’emissione delle monete procede di pari passo con la creazione di beni, cioè 200 monete e 200 beni, 400 monete e 400 beni, il rapporto suddescritto rimarrà inalterato. Cioè la moneta avrà sempre il medesimo potere d’acquisto, pur in presenza di un suo sostanziale aumento quantitativo.

Chiarito questo passiamo al motivo di questo post : le critiche al Programma di Lavoro Garantito teorizzato dalla MMT.

La più grande ricchezza per un paese, che non abbia laghi di petrolio nel sottosuolo, è l’operosità dei propri cittadini.

Infatti, da sempre, la capacità di produrre ricchezza, sia in termini economici, che culturali, paesaggistici etc etc , è nelle mani di chi vive in determinati territori.

Questo significa che in presenza di lavori da fare, beni da produrre, servizi da fornire, da una parte, e di persone disposte a svolgere quei lavori, dall’altra, il fatto che questi due lati di una economia non si incontrino a causa della scarsità monetaria, È UN’ ASSURDO LOGICO.

Non solo è un assurdo logico, ma la disoccupazione è IL PIÙ GRANDE SPRECO PER UNA COMUNITÀ!!

Altro che casta e corruzione! (i cui proventi – tangenti, mazzette, regalie, etc – ricordiamolo alimentano l’economia reale sotto forma di acquisti presso hotel, commercianti, agenzia di viaggio, concessionari d’auto, etc. Non spariscono nel nulla).

Come fare quindi per eliminare la disoccupazione, che è il più grande danno per una comunità? Facciamo come l’Unione Sovietica, dove il posto era garantito ma ciò che produceva era zero o quasi? O passiamo a un reddito di cittadinanza che paga le persone per starsene a casa a non fare nulla ?

Naturalmente no.

Basta semplicemente che lo stato pianifichi la realizzazione di infrastrutture di varia natura, manutenzioni, servizi agli anziani, asili, scuole, argini nuovi, finanche produzioni che altrimenti verrebbero importate, e che per remunerarle emetta semplicemente nuova moneta.

Et voilà, ecco creati beni e servizi reali, a fronte della corrispondente moneta creata. Abbiamo forse creato falsa ricchezza come nel paese del bengodi teorizzato dai liberisti? No.

Senza l’emissione di moneta quelle attività si sarebbero potute fare lo stesso?
Certo, trovando la moneta necessaria sul mercato, indebitandosi e pagando interessi – quindi sottraendo risorse ai propri cittadini per ripagarli. Un suicidio insomma (lo stato con una mano darebbe e con l’altra toglierebbe)
Evitando di ricorrere all’indebitamento e al contempo evitando l’emissione di nuova moneta quel programma di innovazione e mantenimento infrastrutturale e di miglioramento dei servizi al cittadino semplicemente non si può fare. Punto.

Come si inserisce il Programma di Lavoro Garantito della MMT in questo contesto ? Ove non esistano privati in grado di fornire beni e servizi reali di cui la comunità abbisogna, interviene lo stato con 1) la creazione di aziende ad hoc per produrli, 2) incentivando assunzione in aziende che accettano di produrre tali beni e servizi.

Quale sarebbe quindi la critica che molti muovono a questo programma? Il fatto che il livello dei salari venendo fissato dallo stato per questi interventi diventerebbe alla lunga il benchmark per tutti gli altri stipendi, anche nel privato.

Cioè, se lo stato, monopolista della moneta, paga 10 monete per un’ora di lavoro, tutti gli altri si adegueranno a quella cifra. In presenza di pieno impiego, i privati dovranno quindi pagare di più per attirare lavoratori verso il settore privato.

Criticare questa impostazione sembra alquanto bizzarro.
Eppure…
I detrattori di tale proposta partono dall’assunto del tutto arbitrario che lo stato fisserebbe quel benchmark a un livello basso (cioè pagando poco le persone impegnate in attività a gestione pubblica) facendo quindi un favore ai privati che potrebbero accodarsi a quel livello di remunerazione, aumentando i propri margini. Insomma, secondo queste opinioni, lo stato in questo contesto farebbe da sponda nell’attuare politiche di compressione salariale.

Voi certamente capite che decidere la remunerazione di un lavoratore in presenza di moneta tecnicamente disponibile in misura illimitata gestita da uno stato sovrano, è un’operazione che incrocia econometria con obiettivi puramente politici.
Voglio sfruttare e rendere schiavi i miei cittadini? Perfetto! Tengo bassissima la remunerazione.
Intendo invece garantire un livello minimo di benessere? Posizionerò la remunerazione a un livello coerente con questo obiettivo.
La moneta è solo uno strumento: come lo uso è una faccenda in capo a chi la moneta gestisce.
Come dire, io ti do una Ferrari, se poi tu la vuoi usare come ferma carte, non è colpa ne mia né della Ferrari.

Ecco, tutto qua, gli strumenti ci sono, i lavori da fare pure, le persone anche, attendiamo che anche certi professori ci arrivino.

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Bossi, Maroni e gli attacchi a Salvini

Nel post voto, assistiamo a un attacco senza precedenti nei confronti di Salvini e delle sue politiche, da parte di Bossi e di molti esponenti di punta della lega Lombarda.

Sottolineo “lega Lombarda” perché solo da qui arrivano le tonnellate di fango rivolte a Salvini.

Riassumiamo :

questi dirigenti lombardi hanno perso Varese, storico presidio Lega Nord, anche se ben governato per 23 anni. E hanno perso per 49 a 51, chiara indicazione di una campagna elettorale errata.

Hanno perso loro, non Salvini, tanto è vero che perfino Maroni si era speso per le amministrative di Varese, candidandosi come capolista : ha preso poche centinaia di voti.

Tutto questo, mentre la Lega di Salvini ha AUMENTATO i sindaci ovunque e relegato Forza Italia, tranne che a Milano, a percentuali ridicole.

Dall’interno della Lega, sono mesi che arrivano voci di insofferenza al cambiamento impostato da Salvini, che, senza abbandonare i principi federalisti e di autodeterminazione della Lega stessa, sta creando un consenso più ampio per poter fare a meno di alleanze che si son rivelate fallimentari. Questo allargamento passa per spostare l’azione anche in centro e sud Italia.

I risultati in Toscana e anche quello di Bologna testimoniano la bontà di questo progetto.

Al contrario invece, i risultati in Lombardia testimoniano un piano di sabotaggio da parte dei vecchi dirigenti leghisti : peccato per loro che gli unici fallimenti siano avvenuti proprio dove “decidevano” loro, ergo il loro piano gli si è rivoltato contro.

Ma, ed è un MA gigantesco, questi personaggi della vecchia Lega, servendosi della narrazione mainstream che vuole Salvini sconfitto, cercano comunque di delegittimare l’attuale segretario federale.

I numeri li smentiscono, e, cosa ancora più grave, essi stessi, invece di spiegare i veri risultati della lega, si allineano e portano ulteriore fango su tutta la Lega, non solo su Salvini.

La struttura statutaria della Lega, al contrario del partito azienda di Grillo e Casaleggio, richiede metodi e tempi democratici per agire sui posti di comando interni : su questo piano, Salvini si sta muovendo da tempo perché ai vari congressi che si susseguono, vengano eletti  personaggi nuovi, con una visione antieuro e antiUe determinati e informati

Ora Bossi, nel cercare di infangare Salvini, tira fuori pure la richiesta di più democrazia interna e richiede un congresso anticipato, proprio lui, che governava la Lega con diktat, commissariamenti ed espulsioni. Senza contare la figura di merda epocale che ha provocato alla Lega grazie alla sua dabbenaggine e ai parassiti dei suoi figli e di sua moglie.

 

Dei gatekeeper e dei loro metodi

Premessa :

sono un ex leghista, uscito dal movimento nel 98, perché ho ritenuto Bossi un gatekepeer.

E dato il ruolo che avevo nel movimento, ho gli elementi per poterlo dire.

Tutt’ora ho un processo in corso per l’attivita politica svolta all’epoca.

Non ho piu votato da allora, ritenendo l’offerta politica non degna del mio voto.

Lo scorso giugno, in occasione delle regionali, sono tornato al voto.

La nuova lega di Salvini, nobilitata dalla presenza di Claudio Borghi, ha determinato una offerta politica che risponde alle mie visioni della vita e della società.

Sono un indipendentista, ma ora ritengo che solo con tutti i popoli d’italia uniti, si possa vincere contro il moloch europeo

Fine della premessa, che ho ritenuto doverosa nei confronti di chi legge, per evitare fraintendimenti.

Veniamo al motivo di questo scritto : “Dei gatekepeer e dei loro metodi” vuole essere un’analisi su una determinata categoria di questi “agenti” nella politica e nell’informazione sia classica che online.

In particolar modo, in questo post, prendo in esame un esponente di spicco tra gli opinion leader “digitali”:

Luciano Barra Caracciolo.

Per evitare denunce, la frase di rito : i pensieri qui esposti sono mie libere opinioni, tutelate dalla costituzione.

Andiamo al sodo : diamo un’occhiata a questo suo post :

http://orizzonte48.blogspot.it/2015/11/attenti-ad-essi-hanno-pazienza-risorse.html

Luciano Barra Caracciolo (di seguito LBC per brevità), con l’aiuto di un tal Bazaar e di un estratto da un suo articolo, intende mettere sul “chi va là” gli italiani dal pericolo Lega ordoliberista. Motivando il tutto con la presenza di filosofie iperliberiste insite nella Lega.

Non sono l’avvocato difensore di Salvini ma se LBC evitasse di rimestare inutilmente nel torbido, probabilmente troverebbe il tempo di illustrarci, con dovizia di particolari, i punti in cui si manifesterebbe la deriva ordoliberista da lui denunciata, in questo programma:

http://noiconsalvini.org/10-punti-del-programma-economico-della-lega-nero-su-bianco/

Gli saremo per sempre grati, sempre che ci riesca.

Altro argomento che LBC usa per sostenere la tesi Lega = ordoliberismo, verte sula difesa del principio di autodeterminazione dei popoli, fino a (enorme scandalo per “il nostro”) sostenere le istanze di indipendenza di popoli come gli scozzesi o i catalani. Non ci credete? Ecco un estratto dal suo post :

la Catalogna colonia della Castiglia? La Scozia colonia dell’Inghilterra?
Siamo seri.

In sostanza, LBC si arroga il diritto di esprimere giudizi, con il consueto registro stucchevole, in ambiti che 1) non lo riguardano, 2) non ha vissuto 3) sono in palese conflitto di interessi (nel principio) col suo ruolo di dipendente, d’alto bordo, di uno stato centralista ( e non ho nulla contro i dipendenti pubblici ).

Naturalmente, quanto sopra, ignorando bellamente il principio di autodeterminazione che ogni individuo, e quindi ogni popolo, ha diritto di esercitare ( secondo norme internazionali sottoscritte dalla repubblica italiana).

Ma  c’è di più : LBC si avventura pure in campo economico :

Mi fanno sorridere coloro che credono che dietro le pretese secessioniste di Catalogna o Scozia ci sia una razionalità economica (a sentire certi economisti che parlano di dimensioni del mercato interno in era di globalizzazione… rivoluzionari solo rispetto agli imbecilli del “più €uropa”)  “

Si, avete capito bene : la teoria eurista del ” grande pennello per la grande parete”, non prendendo in considerazione l’evidenza che, per esempio, il veneto genera un pil paragonabile a quello di diversi stati medi europei.

Omissioni e dimenticanze pateticamente sospette.

Ma la chicca più esilarante è questa :” Uno stato mondializzato composto da macroregioni federate, non solo sarà l’antitesi della preservazione dell’identità etnico-culturale, ma sarà funzionale ad imperituro totalitarismo di una dittatura finanziaria.

Traduco, vista la tendenza logorroica a lame rotanti di LBC : il mondialismo sostiene e promuove le secessioni regionaliste, in una sorta di dividi et impera, in quanto, sempre secondo il DOGMA da lui sostenuto, piccolo=brutto/debole.

Robe da far impallidire quelli che “…ma oggi c’è la Ciiiinnnaaaaaaaaa…”.

Quindi, secondo LBC, la Ue e la sua commissione, non sono mondialisti ordoliberisti, visto che più e più volte hanno minacciato catalani e scozzesi, in caso di secessione, con una collezione di ricatti, in confronto ai quali, quanto fatto alla grecia dalla troika, assume i connotati di uno scherzo da adolescente.

In conclusione, è la tempistica di questo post, giunto all’indomani della famosa kermesse di Bologna, a destare in me profonda indignazione : esso appare, infatti, come un maldestro e subdolo tentativo di screditare un progetto di lega nazionale a matrice federalista, non più padano centrica.

Maldestro per le risibili argomentazioni portate a supporto della sua tesi.

Naturalmente, il tutto rivolgendosi al mondo delle istanze “no euro”, istanze portate avanti solo dalla Lega di Salvini.

Posso solo immaginare la sofferenza da lui patita durante le sue ospitate a Radio Padania o ai convegni Salviniani. Una sofferenza sostenibile esclusivamente avendo una solida motivazione:

il gatekeeping.

 

 

 

 

Come si puo uscire dall’€uro senza danni

A causa del caso Grecia e della tragedia che quel paese sta passando, il tema “euro” è finalmente entrato nei dibattiti mainstream.

I vari commentatori si sono profusi in scenari apocalittici nel caso di Grexit, usando la crisi greca come spauracchio per chi, in Italia, da tempo spiega come l’abbandono della moneta unica sia l’unica salvezza.

Naturalmente la sceneggiatura proposta spazia da fantomatici bank run, svalutazioni apocalittiche, passando per inflazion a due cifre e naturalmente le importazioni che costerebbero settanta volte sette e la “fuga di capitali”.

Chiariamo che questi scenari in passato sono avvenuti, ma quasi sempre per un motivo di base : l’errato uso delle peculiarita di una moneta sovrana.

Cos’è la moneta?

Molti vi risponderanno : mezzo di scambio e riserva di valore.

Vediamo se è vero con un esempio.

l’Inghilterra aveva bisogno di manodopera nelle colonie, ma si trovò di fronte, in alcuni casi, a indigeni che di lavorare per altri, proprio non interessava.

Naturalmente avrebbero potuto costringerli con la forza, ma alla lunga ciò avrebbe generato rivolte.

Neppure in cambio di denaro gli indigeni accettarono di lavorare, in quanto abituati al baratto.

Come venne risolta questa impasse ?

Con le tasse.

I colonizzatori imposero una tassa, nella loro valuta, su case, animali, generi alimentari,etc etc, costringendo gli indigeni procurarsi quella valuta, pena il sequestro del bene.

Ecco che, per procurarsi la valuta, monopolio dei colonizzatori, gli indigeni furono costretti a lavorare per il monopolista, e la valuta entrò in corso legale.

Torniamo a noi : come ci puo essere utile questo esempio?

Poniamo l’ipotesi che l’Italia esca dall’euro e vediamo come, tecnicamente, potrebbe svolgersi la cosa, nella maniera piu indolore per l’economia e quindi per i cittadini.

  • Il Governo, con decreto, ritira unilateralmente l’italia dalla moneta unica
  • non renderà obbligatoria la conversione in nuova valuta dei depositi e prestiti in euro
  • Il rapporto di cambio fra nuova valuta ed euro sarà di 1:1.
  • La banca centrale viene nazionalizzata e posta sotto il controllo del ministero del tesoro,con effetto immediato.
  • Gli attuali azionisti indennizzati a valore di nuova valuta.
  • Il governo non fissa un tasso di cambio
  • Tutte le tasse diventano pagabili in lire
  • Tutti i dipendenti pubblici vengono pagati in nuova valuta
  • I mutui ed i depositi rimangono in euro
  • Chi prende a prestito e i depositanti hanno la possibilità di convertire ai prezzi di mercato
  • Tutti i depositi bancari in lire sono completamente garantiti dal governo
  • Le banche prestano solo in lire
  • Il prestito bancario è limitato a finalità pubbliche
  • Si presta sulla base di analisi del credito e non a prezzi di mercato
  • Continua e illimitata liquidità dalla Banca d’Italia
  • Divieto di prestito sul mercato interbancario
  • I contratti con il governo sono rinegoziati in lire
  • Politica permanente di tassi a zero
  • Nessuna emissione di BTP e CCT
  • Sospensione dell’IVA per diminuire la stretta fiscale
  • La Banca d’Italia fornisce i fondi per un lavoro di transizione a favore di tutti coloro che vogliono lavorare e sono in grado di farlo
  • La regolamentazione bancaria deve dire alla banche cosa possono fare, non cosa non possono fare

( http://memmt.info/site/wp-content/uploads/2014/01/Presentazione-Mosler-Chianciano-Italiano1.pdf )

La nuova valuta entrerà in circolazione grazie alla spesa dello stato (50% del pil), compresi gli stipendi dei dipendenti pubblici, e grazie alla illimitata liquidità fornita da parte della BC.

Senza conversione forzata degli euro depositati nei conti correnti, i cittadini saranno costretti a cedere euro per avere nuova valuta, obbligati dal dover pagare tasse/imposte, che lo stato vuole siano pagate solo in nuova valuta : cosi facendo, sosterranno la domanda di nuova valuta, limitando la svalutazione. Inoltre, cambiando euro per nuova valuta, assicureranno al sistema bancario la valuta per gli acquisti su estero, che se invece venisse forzatamente convertita, semplicemente sparirebbe.

Il mancato obbligo di conversione, manterrà intatti gli asset del sistema bancario.

Naturalmente, anche i debiti (mutui, finaziamenti,fidi) non saranno convertiti,(lo stato però incentiverà con agevolazioni fiscali la conversione in nuova valuta) , ma lo Stato, con il “conto corrente di tesoreria”, un vero e proprio conto corrente presso la Banca d’Italia,compenserà a cittadini e aziende, l’aumento di costi del debito dovuti alla svalutazione della nuova moneta.

Ecco dimostrato come lo stato attraverso la tassazione e la sua spesa “impone la sua moneta”.

Inoltre, si deve capire che la moneta assume valore in quanto semplice monetizzazione dell’operosità dei cittadini ; niente di più. Ne la famosa credibilità dei mercati, ne fantomatiche riserve in oro, ma solo i beni e servizi reali che con essa si possono acquistare. Beni e servizi che solo l’operosità dei cittadini può creare.

Il mancato obbligo di conversione darà modo di evitare panico e fuga di capitali, quando la forza politica che intende uscire dall’euro, diffonderà il suo progetto tra i cittadini per raccogliere il consenso democratico.

 

 

 

I no€ e le soluzioni della crisi

Stabilito che la causa della crisi è l’euro, ci si trova a stabilire quale sia la soluzione per quando esso si dissolverà.

Molti ritengono che la crisi dipenda dal fatto che l’€, imponendo una valuta unica all’interno di un’area economica non omogenea, e senza trasferimenti interni, i differenziali fra i vari paesi, si accumulino, generando  una corsa al ribasso degli stipendi, così da rendere i propri prodotti più concorrenziali sul prezzo, a scapito dei concorrenti.Il tutto naturalmente in un’ottica di economia votata all’export.

Naturale conseguenza di questa visione, risulta che la soluzione, post €exit, sia una moneta flessibile x ogni paese, che permetta ad ogni economia di avere una moneta con un valore di cambio corretto rispetto alle caratteristiche di quell’economia.

Altra facile conseguenza di questa analisi, è l’eliminazione di quella flessibilità del mercato del lavoro, che la gara al ribasso per favorire l’export ha prodotto. Quindi contratti di lavoro più stabili e meno frammentati.

Tutte cose logiche…..se l’analisi iniziale e’ corretta.

A molti sfugge però quale sia il principale problema causato dall’€ : il blocco della spesa sovrana a deficit da parte dello stato.

Fin dal trattato dei Maastricht, 1992, quando comincio’ il percorso che porterà’ all’Unione monetaria, furono introdotte norme che,seguendo i dettami neoliberisti, si ponevano l’obbiettivo di limitare l’indebitamento degli Stati, ritenendo esso il più grande problema allo sviluppo dell’economia.

In particolare per l’Italia, da allora, si cominciò a tagliare la spesa primaria, quella cioè al netto degli interessi, generando quindi un avanzo primario che proseguirà fino ai giorni nostri : cioè, lo stato ha prelevato in tasse più di quanto esso abbia speso.

Infatti se si analizzano i dati di spesa dello stato, si evince che l’attuale debito sia generato dagli interessi corrisposti a fronte delle emissioni di titoli di stato; e questo a partire dal 1981.

Ma questo enorme debito chi lo detiene? Lo detengono quelli che hanno acquistato i titoli dello stato, e cioè, cittadini italiani, banche italiane, e in parte, soggetti esteri.

A questo punto molti si chiederanno come questo possa essere causa della crisi………….Non lo è !!

Quindi cosa, in questo meccanismo composto da avanzi primari, interessi sui titoli, cambio bloccato, ha causato la crisi?

La mancanza di spesa diretta dello stato a moneta sovrana.

Infatti, pur in presenza dei cospicui interessi corrisposti dallo stato dallo stato, a fronte di acquisto di titoli da parte del settore privato (cittadini, banche, estero), dobbiamo saper analizzare ove quella liquidità sia finita.

Per farlo dobbiamo capire chi sono i soggetti che normalmente acquistano i titoli di stato :

CITTADINI – i cittadini che normalmente acquistano titoli di stato sono principalmente soggetti che hanno già una casa totalmente pagata, con un reddito che permetta di risparmiare e che nn abbiano in previsione spese di una certa entità per un certo periodo. Questa descrizione esclude quindi la gran parte dei soggetti con una propensione al consumo elevata : i giovani e le giovani coppie.

BANCHE – Esse acquistano titoli di stato, in quanto questi costituiscono un solido asset con cui poter esercitare l’esercizio del credito, oltre a ricavare una remunerazione a zero rischio.

ESTERO – Tutti quegli acquirenti, pubblici e privati che risiedono all’estero.

Chiarito questo, possiamo facilmente capire la destinazione della liquidità derivante dagli interessi sui titoli di stato : Tesaurizzazione, cioè risparmio, ergo, sottrazione di questa liquidità dal circuito economico.

Questo ha come risultante un calo dei consumi, che produrrà l’aumento del fabbisogno di tasse da parte dello stato ( a parità di tassazione, se i consumi calano, calano anche gli introiti fiscali dello stato) per rispettare i parametri del rapporto debito/pil imposti dall’Unione Europea.

Ecco spiegato il record della tassazione in Italia, nn a causa della spesa incontrollata, ma anzi, di poca spesa riservata all’economia reale, ai consumi, alle infrastrutture, scuola, territorio età etc

Quindi il debito non è causa della crisi, ma lo diventa solo se si introducono :

1) regole di limitazione di spesa rispetto al pil

2) se si costringe lo stato a indebitarsi per finanziarsi

Torniamo quindi alle soluzioni che molti propongono per il post € : moneta flessibile e contratti di lavoro più stabili e meno frammentati.

Entrambi sono inutili senza la spesa dello Stato.

Per spiegare questa affermazione, dobbiamo utilizzare un concetto macroeconomico chiamato “saldi settoriali”.

Niente di astruso e complicato : i saldi settoriali prendono in esame l’economia di un paese, dividendola in tre parti fondamentali;

1) settore pubblico ( entrate e uscite dello stato)

2) settore privato ( entrate e uscite di cittadini e aziende)

3) settore estero ( in pratica import ed export)

Nel caso di una uscita dall’€, ci troveremo con uno stato a moneta sovrana, che può cioè emettere la sua moneta dal nulla. Esso sarà quindi il monopolista della moneta, essendo l’unico soggetto dei tre suddescritti, legittimato ad emetterla e a gestirla.

Risulta intuitivo capire che se lo stato nn emette per primo la moneta, il settore privato, di essa, non ne vedrà nemmeno l’ombra.

Lo stesso dicasi, per un aumento della massa monetaria già presente nel settore privato : cioè, senza lo stato che emette nuova moneta, introducendola nel settore privato, la moneta nn può aumentare, ma solo cambiare di mano. (Tralasciamo per il momento la liquidità derivante da export)

Qualcuno obbietterà che anche le banche possono creare moneta tramite il credito : dobbiamo ricordare che comunque l’esercizio del credito è normato dallo stato, e che la moneta così creata, sarà destinata a sparire una volta estinto il debito ( i soldi restituiti alla banca che ci ha fatto il prestito vengono eliminati, rimangono solo quelli che rappresentano gli interessi, unico vero guadagno della banca )

Quindi, stabilito che solo lo stato può introdurre nuova moneta nel settore privato, vediamo come questo possa accadere e svolgersi.

Prima abbiamo visto la destinazione che viene riservata agli interessi sui titoli dello stato, e abbiamo capito che la gran parte di essi viene tesaurizzata, cioè sottratta al circuito economico, quindi pur essendo una iniezione di liquidità nel settore privato, essa tende a nn servire per alimentare i consumi.

Quindi come può fare lo stato per introdurre liquidità nel settore privato, senza dover utilizzare un elicottero per distribuire banconote a pioggia?

Lo chiariamo semplicemente con l’esempio più breve di tutta la macroeconomia :

La comunità ha bisogno di un ponte; lo stato ordina un ponte ; una azienda costruisce il ponte ; lo stato accredita il conto corrente dell’azienda della quantità di moneta corrispondente alla fattura di costruzione del ponte, con moneta di nuova emissione creata a doc per quel bisogno

Punto.

Di solito, a questo punto, arriva la solita domanda/accusa : “… Eh, troppo facile, ma stampando moneta si arriva all’inflazione…”  .

Smontiamo subito questa sciocchezza : l’inflazione, in parole poverissime, e’ l’aumento dei prezzi dei beni e servizi, causati da troppa domanda rispetto ai beni a disposizione, cioè, se siamo in tanti a voler cammelli, ma al mercato c’è ne sono pochi, il loro prezzo salirà.

Quindi ora torniamo al nostro esempio del ponte :

nel paese XYZ ci sono in questo momento 100 ponti e circolano 100 monete. Stato fa costruire un altro ponte ed emette 1 moneta per pagarlo a chi lo costruisce. Ecco che ora abbiamo 101 ponti e 101 monete circolanti.

Quindi se a fronte di ogni emissione di nuova moneta, corrisponde la creazione di beni e servizi reali, si manterrà il giusto rapporto fra beni e moneta, e quindi niente inflazione.

Ma la cosa che più mi preme di rendere chiara è che il valore alla carta stampata emessa dallo stato, viene dal lavoro, e questo concetto si può sintetizzare così : LO STATO MONETIZZA L’OPEROSITÀ DEI SUOI CITTADINI, PER I BENI E SERVIZI CHE SODDISFANO GLI OBBIETTIVI CONDIVISI DELLA COMUNITÀ

Quindi, per il benessere di una comunità, serve la spesa dello stato per beni e servizi. Moneta a cambio flessibile e contratti di lavoro più rigidi da soli non servono a nulla.

L’archetipo della scarsità

 

” Economia della scarsità ossia civiltà della schiavitù”

Affrontare e sviluppare un confronto di idee in modo costruttivo richiede, in qualsiasi ambito, la definizione del tema in questione a partire dalla chiara descrizione del contesto iniziale e degli obiettivi / risultati auspicati e desiderati.

In ambito economico, quasi sistematicamente, il contesto è proposto in modo grossolano e gli obiettivi reali quasi del tutto manipolati o taciuti. Il caso italiano è un esempio eccellente di tale circostanza. Il più completo caos descrittivo e la più totale omissione degli obiettivi.

In genere il dibattito si riduce ad un “confronto/conflitto di interessi” tra parti sociali ed economiche tra loro contrapposte nel difendere / perseguire i loro specifici rispettivi obiettivi mai espressi in modo evidente ma sempre dati per sottointesi tra le parti stesse. Questa è una semplice constatazione ed esclude qualsiasi giudizio di merito.

Molto più interessante è il paradigma che sta a monte del“confronto/conflitto di interessi” che, in ambito economico,è il principio della scarsità. Detto in altri termini si intende che non c’è (sottointesa) abbastanza “ricchezza” per tutti o, seconda un’altra formula, siamo in presenza di “scarsità di risorse”.

Questo concetto sembra così auto evidente che nessuno si pone il problema della sua verifica e, anzi, onde evitare che qualcuno lo dimentichi o ne dubiti, esiste un robusto filonedivulgativo che si è incaricato di ricordarcelo con incessante meticolosità.

L’assunzione dell’assoluta veridicità del “principio di scarsità” ha un effetto diretto: la necessità di una struttura in grado di regolare tale scarsità. Tale struttura, stratificatasi nel tempo, include diversi poteri/apparati quali i sistemipolitico, esecutivo, militare, giudiziario, educativo,accademico, scientifico, sanitario e così via in tutte le loro attuali forme che in generale si riconducono ad organismigerarchici, più o meno partecipati, incaricati del controllo della porzione di sistema su cui hanno il compito di“vigilare”.

A questo punto concediamoci la libertà di esaminareun’ipotesi inconsueta. Immaginiamo che la scarsità sia un “falso dogma”, ossia ipotizziamo di essere in una situazione di “reale abbondanza”. Senza per ora soffermarci sul fatto che sia o meno vero, questo fatto avrebbe un primo effetto: l’inutilità di ogni struttura di regolazione della scarsità e la comparsa di un opportuno sistema di accesso all’abbondanza. Di conseguenza, in termini concettuali, si assisterebbe alla completa dissoluzione dell’attuale sistema, in ogni angolo della pianeta. A questo “dissoluzione”, per ovvie ragioni di difesa dello status quo, si opporrebbe tutto l’apparato di controllo e regolazione della scarsità. Una volta compreso questo è possibile intuire, qualora fosse vero e reale il “principio dell’abbondanza”, quanto sarebbe osteggiato il riconoscimento della veridicità di tale principio.

Ebbene, nel dibattito economico è sempre rimossa questa analisi, per ragioni di manifesta evidenza, mentre, a mio avviso, è tempo di una discussione seria sul principio della scarsità e dell’abbondanza. Faccio allora i primi passi.

In ambito (macro) economico il punto chiave è, in terminioggettivi, il sistema monetario. A partire da questo èevidente, per chiunque abbia un minimo di dimestichezza con l’argomento, che una qualsiasi moneta “fiat money”, per sua natura, è una moneta ad emissione potenzialmente illimitata non essendo legata a merce e quindi non soggetta a vincoli tecnici di emissione; questo comporta che attraverso tale moneta, non soggetta a scarsità e potenzialmente “abbondante”, al limite illimitata, è possibile monetizzare (ossia attivare e misurare) qualsiasi livello di occupazione produttiva. Oggi il fenomeno cui assistiamo è invece che, pur a fronte di abbondanza diofferta di lavoro potenziale, la scarsità monetaria indotta dall’apparato di controllo, produce livelli di disoccupazione che implicano un elevato e reale livello di rischio di sopravvivenza materiale per milioni di persone e il mancato utilizzo di un’enorme quantità di occupazione produttiva che produrrebbe in ogni settore ulteriore “abbondanza” per tutti i membri della comunità umana.

Basta questa constatazione a muovere le persone davvero oneste in termini scientifici ad interrogarsi sulle implicazioni di questo caso di abbondanza reale(abbondanza di emissione monetaria nel caso di adozione di una “fiat money”) senza ricorrere, a difesa dello status quo,all’ammuffito concetto, offensivo per l’intelligenza di quelli stessi che lo propongono, secondo cui l’emissione monetaria produce inflazione. Chiarito che in realtà qui stiamo parlando di monetizzare l’occupazione produttiva che “traina” l’emissione monetaria, l’affermazione secondo cui emissione monetaria = inflazione nasconde in realtà il vero obiettivo del controllo dell’inflazione che non è un problema in assoluto ma del tutto relativo.

Il controllo dell’inflazione, non a caso riferimento fondativo della BCE (si veda art. 282 del Trattato Unificato Maastricht – Lisbona), serve infatti esclusivamente a garantire il “valore di riserva della moneta”, che, a sua volta, non risponde alle esigenze di chi è laborioso ma di chi intende evitare di esserlo per campare di rendita sulla laboriosità altrui. E qui, come si diceva all’inizio, si torna a discutere degli obiettivi reali. Taciuti questi ogni discussione è pura metafisica, dove la “verità” si afferma solo in ragione della forza e della capacità di imporre le proprie verità, spesso del tutto estranee alla verità vera.

A conclusione mi permetto di aggiungere un ultimo contributo. L’obiezione fondante relativa alla “scarsità delle risorse” come fatto auto evidente si rifà al fatto che la terra sia un “sistema chiuso” in cui nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma, indicando implicitamente che la quantità degli “ingredienti” disponibili è limitata e, fatte salve le modalità di rimescolare e trasformare tali ingredienti, la loro quantità è data e, pur ampia, limitata.

A scardinare la questione in modo definitivo ci aiutano un paio di concetti assai noti ma spesso estranei al mondo economico. Il primo concetto è che la “terra” non è un sistema chiuso ma un sistema aperto che riceve incessantemente energia dall’esterno (e mi riferisco all’irraggiamento solare) con una quantità di energia smisuratamente superiore a qualsiasi vagamente ipotizzabile “consumo” umano. Il secondo concetto,probabilmente l’equazione scientifica più nota della storia della scienza, è che E = mc2 per cui il flusso dell’energia che riceviamo produce materia e questo, unito al concetto di cui sopra chiarifica in modo evidente che la “scarsità delle risorse” è, in senso concettuale, una colossale falsità.Rimane da esaminare, nel dibattito, le modalità con cui trasformare l’energia in materia, ma questo è un “problema tecnologico”, certamente complesso, che emerge una volta riconosciuto, fatto ben più importante, che il concetto di scarsità risulta invece totalmente infondato. Dal mondo vegetale abbiamo, in ogni caso, la più completa evidenza di questo processo.

Sul principio di scarsità come “strumento di controllo” contrapposto alla “reale abbondanza”, è tempo di riflettere con serietà, dove la consapevolezza dell’abbondanza comporta la liberazione di ogni individuo da qualsiasi vincolo, anche da quelle stesse catene alle quali ha deciso, più o meno consapevolmente, di legare se stesso e ogni suo altro compagno di viaggio.

Inoltre, volendo declinare questi assunti anche nel dibattito indipendentista, bisogna ammettere che la scarsità, come paradigma assoluto, ha permesso alla classe politica di porsi come casta intermedia imprescindibile , per poter procurare privilegi e stipendi a parte della cittadinanza. Se il meridione si fosse sviluppato come le nostre terre, non sarebbe ricettacolo di mafiosi e di voti di scambio. Naturalmente, tenendo conto delle differenze culturali, che comunque esistono, e che probabilmente hanno agevolato il progetto di incatenamento ai favori del politico di turno, nonché delle depredazioni Savoiarde e conseguenti repressioni criminali.

In conclusione, per confrontarsi sul tema dell’economia è indispensabile uscire dalle “formule economiche” e indicare con chiarezza gli obiettivi reali e concreti nella vita delle persone e delle comunità che si intendono perseguire. Senza dichiarare con onestà questi, ogni discussione è priva di qualsiasi fondamento e pura speculazione intellettuale. Poiché l’omissione è sempre una scelta, ne deriva che la sua unica funzione è la manipolazione del pensiero e della realtà. La discussione è quindi aperta a partire da questa premessa. Ogni altra cosa sono chiacchere distruttive.

Mercanzin Marco

” Piccole sviste ” di Guerani sulla MMT

Tutto comincia con questo twitt di Alessandro Guerani : https://twitter.com/aleguerani/status/462036032033390592

Di cosa si parla? Del lavoro minimo garantito e della sua retribuzione rispetto alla soglia minima di povertà in USA.
Cominciamo quindi a chiarire.

Il lavoro minimo garantito, detto Job Guaranted (JG ), e’ una proposta inserita nella più ampia teoria economica chiamata MMT.
Di cosa si tratta? Presto detto : durante una fase di crisi economica, con conseguente crisi di domanda, essendo tutti gli operatori privati pro ciclici, che tendono cioè a comportamenti giustamente prudenti e meramente conservativi,se non ulteriormente recessivi, solo lo stato (a sovranità monetaria ) ha la possibilità di spendere a deficit.
Ecco allora che, in presenza di aziende che chiudono e/o licenziano, la disoccupazione aumenta, innescando una spirale che porta a ulteriore calo di domanda ( un disoccupato difficilmente spende oltre la soglia del suo semplice mantenimento).
Attenzione, evidenzio il fatto che siamo in presenza di scarsità di domanda, non di scarsita’ di capacità produttiva.
Cosa manca quindi?
Ogni crisi ha la sua origine, Weimar e Zimbawe a parte, ove a mancare erano i beni, in quasi tutte le altre crisi recenti, mancava la liquidità.
Come immettere liquidità nel sistema senza che questa generi inflazione, bolle, o peggioramenti di CA ( Current Account) ?
Gli strumenti che uno stato a sovranità monetaria sono vari : tra questi, la possibilità di fungere da prestatore di lavoro di ultima istanza, cioè di garantire, in fase di crisi economica, per chi lo vuole, un lavoro e uno stipendio. Questa offerta di lavoro dovrà essere effettivamente orientata alla produzione di beni e servizi, con garanzie sociali, assicurative, di sicurezza, complete.
Si eviteranno quindi cassa integrazione e ogni altro ammortizzatore sociale classico riferito alla disoccupazione.
Inoltre, la creazione di beni e servizi reali, impedirà ai salari corrisposti di alimentare fasi inflattive che la spesa statale assistenziale a pioggia genererebbe.
Ma torniamo al twitt suindicato e alle critiche portate al JG da Guerani.
Le cifre che vedete citate nel twitt all’inizio di questo post, sono 12500£, cioè la paga proposta in questo lavoro del Professor Paul Davidson (University of Tennessee), http://moslereconomics.com/mandatory-readings/full-employment-and-price-stability/,
pubblicato nel sito di Warren Mosler, creatore della MMT.
La cifra di 11.670$, rappresenta invece la soglia di reddito minima sotto la quale si definisce una situazione di povertà negli USA a valori attuali.
Noterete che la distanza fra le due cifre e’ risibile : questo porta il Guerani e altri come lui, a etichettare il JG come sfruttamento dei lavoratori e creazione di poveri, come serbatoio di disperati per le aziende che approfitterebbero per avere salariati sottopagati, basterà dar loro pochi dollari in più del JG, e loro lo abbandoneranno per andare tra le braccia dei privati.
Ma……. rullo di tamburi…..

…….ma c’è un piccolo problema che Guerani non nota : cioè che alla fine di quel lavoro contenente la cifra di salario proposta, i famosi 12.500$, si nota una cifra.
UN BEL 1997 !!!!!!, anno in cui quel lavoro fu redatto.
Molto di voi avranno già capito quale sia l’errore di Guerani, ma per chi nn lo ha ancora colto, manteniamo la suspense e proseguiamo.

Ok, faccio notare al Guerani la cosa, cioè la data, il 1997, confidando che ciò riportasse alla ragione il nostro, rispetto alle sue critiche al JG.
Ecco il mio twitt che, dopo vari avvertimenti, svela la data del lavoro sul JG , in questione : https://twitter.com/braveheartmmt/status/462040998903050240 .
Per risposta ricevo questo : https://twitter.com/aleguerani/status/462042995832143872

Spieghiamo quindi dove sta l’errore.
Il confronto sulle cifre di prima, soggiaceva a un vizio di partenza : il Guerani confrontava un reddito annuo (12.500$) proposto e determinato nel 97, con una soglia minima di reddito di poverta’ del 2013 !!
Ecco, alcuni di quelli che non avevano capito l’errore, ora sorrideranno.
Per gli altri, proseguiamo .
Quindi, dicevamo 12.500$ di salario annuo per un JG statale: vediamo quanto era la soglia di povertà nel 1997,anno in cui quella cifra venne pensata.
Andiamo nel sito del dipartimento federale USA per i servizi sociali http://aspe.hhs.gov/poverty/97poverty.htm ,
e vediamo che la soglia di povertà nel 1997 era di 7.890$ !!
Ecco che anche ai meno affezionati ai dati e numeri, appare chiaro come la distanza fra il salario per il JG della proposta del 1997,da cui gli strali del Guerani, e la soglia di povertà magicamente aumenti, rendendo i tanti vituperati (dal Guerani) 12.500$, una cifra più che dignitosa rapportata alla soglia di povertà dell’epoca.

Una “piccola” svista a volte può generare metrate di twitt inutili, in quanto i presupposti della discussione sono falsati in partenza.

Inoltre,nel suo libro Mosler, adeguandosi ai valori di 4 anni fa, aumenta la cifra dello stipendio,si passa quindi dal 97 con 12.500$, a 14.400 del 2009, anno di uscita del libro, quando la soglia di povertà era fissata a 10.380$ http://aspe.hhs.gov/poverty/09poverty.shtml.

Ma esageriamo: perché nn chiedere direttamente alla fonte quale sia la versione?
Detto fatto ! Mando una semplice mail a Mosler e lui, velocemente e gentilmente, risponde :

On May 1, 2014 8:37 PM, “Marco” wrote:

There is debate in Italy on your proposed minimum wage to $ 7.5 per hour on the JG.
This minimum wages,7.5$, you mean without the taxes, at net?
Then, you do not seem too little $ 7.5, being too close to the poverty line in the U.S.?
thanks if you want to answer.

Marco . Padua – Italy

Da: Warren Mosler
Data: 02 maggio 2014 03:39:18 CEST
A: Marco
Oggetto: Re: A question on a minimum wage to JG
Yes
It should be as high as possible without initially being disruptive and causing millions of people to leave other jobs to take it

Makes sense?

Come potete leggere Mosler non pensa affatto a creare lavori statali sottopagati, utili solo a tenere bassi
i salari anche nel privato, ma anzi, il loro livello deve essere il più alto possibile rispetto alle decisioni che solo la comunità può decidere in base ai suoi obbiettivi condivisi.

Come smontare il solito articolo critico su MMT

In questo articolo (http://www.poortimes.it/notizie/warren-mosler-dettagli-tecnici/#comment-20 ) , postato da uno studente che ha assistito al recente confronto, presso l’università di Siena, fra Mosler e Cesaratto, si cerca di ridicolizzare e smontare la MMT.

Peccato per lui che ad assistere al confronto ci fossero anche altri, con fondamenti economici ben più profondi.

infatti, ecco che, in uno dei commenti all’articolo, parte l’asfaltata dell’incauto articolista.

Allego solo il commento in oggetto, l’articolo completo e gli altri commenti li trovate nel link.

Buona lettura

 

Francesco Baconemarzo 17th, 2014 at 06:26 none Comment author #20 on Warren Mosler, I didn’t got it! Conferenza a Siena: pubblico, attratto dall’idea (e dai soldi), trascura i dettagli tecnici! by Poor Times

Questo articolo tradisce una conoscenza superficiale, se non nulla, della MMT.

Anzitutto: cosa è la MMT? Cioè, in cosa consiste la PARTE PRESCRITTIVA della MMT? In quattro cose:

1) uscita dall’euro (secondo il piano Mosler) 2) piena occupazione (Con i PLG – PIANI DI LAVORO GARANTITO) 3) eliminazione dell’IVA (attraverso la finanza funzionale) 4) stop alle nuove emissioni di titoli di Stato

gli obiettivi: la MMT si propone di ottenere LA PIENA OCCUPAZIONE E LA PIENA PRODUZIONE unite alla STABILITA’ DEI PREZZI, e nel contempo di soddisfare pienamente ogni esigenza di risparmio da parte di cittadini e imprese.

Il principio base della MMT: LA DISOCCUPAZIONE E’ UN CRIMINE CONTRO L’UMANITA’.

La MMT sintetizzata in una frase: LO STATO SMETTA DI EMETTERE TITOLI DI STATO E SI FINANZI EMETTENDO MONETA.

per cui, prendiamo questa frase contenuta nell’articolo:

«…Non solo, ma anche contraddittorio, il denaro “sprecato per i costi sociali dei disoccupati è denaro improduttivo circolante che aumenta l’inflazione.” Affermazioni ambigue e demagogiche che si staccano dalla realtà…»

scusa, e dove sarebbe l’affermazione ambigua e contraddittoria? Se c’è il LAVORO GARANTITO, a cosa servono i sussidi di disoccupazione? A NULLA! Quindi li elimini!

Qui la pagina di Wikipedia inglese sul lavoro garantito:

http://en.wikipedia.org/wiki/Job_guarantee

qui la splendida pagina sul LAVORO GARANTITO presente sulla MMTwiki versione inglese:

http://mmtwiki.org/wiki/Job_Guarantee?utm_content=buffere8f20&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer#Summary

qui un video che spiega il LAVORO GARANTITO:

http://www.youtube.com/watch?v=KAcDY2L-yUo

come sempre, qual’è la logica? Semplice: LEGARE OGNI EMISSIONE DI MONETA A UNA CORRISPETTIVA PRESTAZIONE D’OPERA. Per cui è chiaro che, mentre il sussidi di disoccpazione è un ELEMENTO INFLATORE dell’economia in quanto i percettori di tale moneta non effettuano una corrispettiva prestazione d’opera, il LAVORO GARANTITO è di per se stesso estremamente meno inflativo rispetto ai sussidi di disoccupazione in quanto con il LAVORO GARANTITO il percettore della moneta deve effettuare una corrispettiva prestazione d’opera.

Dal punto di vista macroeoconomico, per la MMT i titoli di Stato e i sussidi di disoccupazione si configurano come emissioni di moneta senza che vi sia una corrispettiva prestazione d’opera. Per questo che la MMT si propone di eliminare sia i sussidi di disoccupazione sia le emissioni di titoli di Stato.

Scusate, ma vi pare abbia piu’ senso pagare qualcuno per non lavorare oppure pagare qualcuno a fronte di un lavoro svolto? Mi pare proprio logica elementare.

E poi cos’è questa storia che la MMT non si può applicare nel Terzi Mondo? Certo che si può applicare! Attualmente IL PIU’ GRANDE PROGRAMMA DI LAVORO GARANTITO PRESENTE AL MONDO è in India e si chiama:

“MAHATMA GANDHI NATIONAL RURAL EMPLOYMENT GUARANTEE ACT”, qui la pagina sulla Wikipedi in inglese:

http://en.wikipedia.org/wiki/Mahatma_Gandhi_National_Rural_Employment_Guarantee_Act

non è ancora sufficiente. Per la MMT, difatti, i Programmi di LAVORO GARANTITO devono essere UNIVERSALI cioè tutti debbono potervi accedere.

Lo Stato quindi si fa DATORE DI LAVORO DI ULTIMA ISTANZA:

http://it.wikipedia.org/wiki/Datore_di_lavoro_di_ultima_istanza

passando in questo modo dal fissare un SALARIO MINIMO al fissare un LAVORO MINIMO sotto il quale, ovviamente, il settore privato non può andare.

Se attuata pienamente, questa parte della MMT sarebbe il piu’ grande balzo in avanti riguardo ai diritto dei lavoratori e dei cittadini dall’introduzione delle otto ore lavorative oramai quasi 100 anni fa.

In questo modo, inoltre, il cosiddetto “ESERCITO INDUSTRIALE DI RISERVA” diventerebbe davvero un “ESERCITO INDUSTRIALE DI RISERVA”. Lo Stato, cioè, si preoccuperebbe così di mantenere la manodopera nazionale sempre allenata, efficiente e abile al lavoro. Per cui alla fine non sarebbe solo un vantaggio per quanto riguarda i diritti dei lavoratori bensì si tratterebbe di un vantaggio anche per il settore privato.

Prendiamo poi quest’altra domanda:

«Perchè la piena occupazione non ha funzionato nel sistema sovietico, dove la sovranità e la moneta erano molto forti? E il loro livello tecnologico, il loro benessere?»

La risposta è ovvia, banale: PERCHE’ L’UNIONE SOVIETICA ERA UNA ECONOMIA DI PIANO E NON UNA ECONOMIA CAPITALISTA cioè una economia dove vige il CIRCUITO MONETARIO:

+++++++++++++++++++++++++++++++ «Secondo il circuitismo, il funzionamento del sistema economico contemporaneo assume l’aspetto di una «economia monetaria di produzione» descritta attraverso lo schema del «circuito monetario», ossia per mezzo di un modello che ha come punto di partenza la creazione di moneta sotto forma di credito concesso dalle banche alle imprese; le imprese utilizzano la moneta ricevuta per pagare i servizi ottenuti dai salariati; con l’acquisto della produzione da parte dei salariati e delle loro famiglie, la moneta ritorna alle imprese; queste ultime, nell’ipotesi di tassi di interesse tendenti allo zero, possono allora restituire la moneta alle banche e chiudere in questo modo il circuito; un nuovo prestito di moneta dalle banche alle imprese rimette in moto il circuito e così via.» +++++++++++++++++++++++++++++++

Ergo il sistema economico contemporaneo, che poi è il sistema perfettamente descritto dalla MMT, si può descrivere come una ECONOMIA MONETARIA DI PRODUZIONE ossia una economia in cui LA PRODUZIONE E’ IL FINE e LA MONETA E’ MEZZO PER CONSEGUIRE TALE FINE.

Detto in altri termini: certo, in Unione Sovietica c’era la piena occupazione ma siccome non c’era il circuito monetario la produzione era a livelli infimi!!!

Poi, altra cosa. Questa affermazione qui contenuta nell’articolo:

«Che cosa succede se la moneta che Lei ci dà oggi, il prossimo anno vale 20% in meno?»

Ora, se voi capite la MMT allora capite che LA MONETA E’ UN MONOPOLIO STATALE CONCULCATO CON LA FORZA. In regime di monopolio, chi è che decide il livello dei prezzi? Il monopolista, cioè in questo caso lo Stato. Ma, oltretutto, se avete seguito sin qui, diventa OVVIO capire come mai con l’applicazione della PARTE PRISCRITTIVA della MMT l’inflazione si abbassa: anzitutto si eliminano i titoli di Stato e i sussidi di disoccupazione, ambedue elementi pesantemente inflatori dell’economia, ma oltretutto si va verso una politica di TASSI ZERO PERMANENTI:

http://economiapericittadini.it/economia/la-moneta/8-tasso-interesse-zero

https://docs.google.com/file/d/0B145b1BoQrHNUzlndEM5eUtjaTg/edit?pli=1

cioè, per la MMT il tasso naturale d’interesse è ZERO.

Se tieni i tassi a zero, diviene difficilissimo che si generi inflazione.

Per cui tutti questi timori che la MMT generi inflazione sono totalmente privi di fondamento! Non solo la MMT non genera inflazione, bensì fa proprio l’opposto: essa cioè elimina in modo strutturale i principali elementi inflatori attualmente presenti nell’economia.

C’è poi un altra cosa che mi ha colpito (negativamente) di questo articolo, cioè questa frase:

«L’inflazione di alcuni prezzi è spontanea e imminente. Alcuni beni sono finiti per definizione, altri in via di estinzione ed altri dipendono dalle stagioni/produttività.»

Ecco. Queste sono le classiche superstizioni economiche da negromanti vodoo! Il mondo di oggi è L’ESATTO OPPOSTO! Noi viviamo in un mondo dove per la prima volta nella storia la produzioe non è piu’ un “collo di bottiglia”. Oggi ci manca poco che entri in una stanza e se manca una sedia te la fa al momento la stampante 3d, e mi venite a dire che vi è il rischio di una scarsità futura di produzione? Nel mondo di oggi, basta avere i fondi sufficienti e il mercato di sbocco per tirare su una fabbrica automatizzata capace di produrti all’anno un milione di pezzi di qualsiasi cosa. Per cui questi timori su eventuali penurie future di produzione sono semplicemente fandonie.

Bisogna invece RIBALTARE QUESTI PARADIGMI MIOPI, bisogna dire chiaramente che LA NOSTRA E’ UN’ERA DI POTENZIALE ABBONDANZA INFINITA. Noi potremmo avere un tenore di vita e un livello di ricchezza e di prosperità mai visto nella storia. Oggi finalmente i due “colli di bottiglia” che hanno sempre condizionato lo sviluppo economico umano non hanno piu’ ragione di esistere: il “collo di bottiglia” dal lato della produzione anzitutto, e questo per mezzo dello sviluppo tecnologico, e poi dal lato della moneta in quanto dalla fine del gold standard vige il sistema della moneta autoconsistente (=moneta fiat) a cambio variabile cioè lo Stato ha la facoltà di emettere tutta la moneta che vuole. E allora, se sono già caduti gli atavici limiti intrinseci della produzione e della moneta, per quale accidenti di motivo viviamo una situazione economica così tragica? Perché si tratta di una situazione AUTOINFLITTA: la moneta, cioè, viene mantenuta artata scarsa per FOMENTARE LA DISOCCUPAZIONE. Lo Stato oggi agisce all’opposto di come prevede la parte priscrittiva della MMT: laddove quest’ultima prevede lo Stato quale DATORE DI LAVORO DI ULTIMA ISTANZA, oggi lo Stato è in realtà un DISOCCUPATORE DI ULTIMA ISTANZA.

Ed è qui che viene fuori la vera GRANDEZZA di Warren Mosler, il quale ha perfettamente compreso che oggi ciò che Karl Marx descriveva come il conflitto tra ESPORTATORI e LAVORATORI è diventato, a causa del passaggio da gold standard a sistema monetario moderno a valuta fiat e a cambi fluttuanti, il conflitto tra ESPORTATORI e LAVORATORI. In altre parole, nel sistema economico contemporaneo i massimi nemici dei lavoratori sono i MERCANTILISTI. E questa cosa nemmeno i marxisti riescono a capirla. Mosler l’ha capito, i marxisti no. E’ evidente, quindi, che attualmente solo la MMT è in grado di fornire una reale soluzione al problema euro. Certamente non chi propone l’uscita dall’euro in ottica mercantilista, e certamente non chi vuole restare nell’euro accettando continue erosioni delle buste paga dei salariati. Solo la MMT individua il problema vero alla radice: l’obiettivo di una uscita dall’euro deve essere la PIENA OCCUPAZIONE e lo SVILUPPO DEL MERCATO INTERNO. Solamente così è possibile ristabilire una economia realmente orientata all’interesse pubblico.

Un’ultima chiosa, riguardo al discorso esportazioni e importazioni della MMT: PER LA MMT LE ESPORTAZIONI SONO UN COSTO E LE IMPORTAZIONI UN BENEFICIO. Questo però vale quando la nazione ha raggiunto la piena occupazione e conseguentemente la piena produzione. Warren Mosler lo spiega così:

http://a.disquscdn.com/uploads/mediaembed/images/894/8059/original.jpg

«IL BENESSERE REALE DI UNA NAZIONE E’ FORMATO DA TUTTO CIO’ CHE PRODUCE E TIENE PER SE’, PIU’ TUTTE LE IMPORTAZIONI, MENO QUELLO CHE DEVE ESPORTARE» —Warren Mosler

Per ulteriori informazioni in proposito, rimando a questa sua ottima ed esaustiva intervista che s’intitola «Warren Mosler • quando e perché le esportazioni sono un costo e le importazioni un beneficio — MMT»:

http://www.youtube.com/watch?v=4MMipUgjyZQ

  • Francesco Baconemarzo 17th, 2014 at 18:05 none Comment author #24 on Warren Mosler, I didn’t got it! Conferenza a Siena: pubblico, attratto dall’idea (e dai soldi), trascura i dettagli tecnici! by Poor Times

    Solo una correzione. Ho sbagliato una frase, io ho scritto che Karl Marx descriveva il  il conflitto tra ESPORTATORI e LAVORATORI. E’ un mio errore, ovviamente intendevo “IL CONFLITTO TRA CAPITALISTI E LAVORATORI”. Conflitto che invece, oggi, secondo Mosler è diventato il conflitto tra “MERCANTILISTI E LAVORATORI”.

    Mosler a quattrocchi ce l’ha proprio detto: l’equivalente di oggi, del conflitto tra capitalisti e lavoratori di cui parlava Karl Marx, consiste nel conflitto tra MERCANTILISTI e LAVORATORI.

    Chiaro che Mosler non è che si riferisse a TUTTI gli esportatori, ci mancherebbe altro, egli si riferisce ai MERCANTILISTI cioè a coloro che vogliono che l’economia nazionale si debba BASARE sulle esportazioni. Questi signori qui spingono sui governi per tenere i consumi interni bassi, per comprimere i salari, per svalutare la moneta… e, tolto Mosler, in pochi pare che lo capiscano! Professor eterodossi, marxisti e comunisti pare non lo capiscano! Possibile che nemmeno loro lo capiscano? Un incubo!

    O ci fanno restare nell’euro, e quindi dobbiamo sottostare ai desiderata dei MERCANTILISTI TEDESCHI, oppure c’è il rischio di uscire dall’euro per poi svalutare, comprimere i salari e tenere bassi i consumi interni secondo quanto richiesto dai MERCANTILISTI ITALIANI!

    E’ un incubo!

    P.S.

    Da qui:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Circuito_Monetario

    ho tratto la definizione di Circuito Monetario riportata nel mio post precedente.

 

Perchè non lo fanno ?

Dal sito www.cobraf.com :

http://www.cobraf.com/DocumentiScaricabiliCobraf/57_PDF.pdf

Pubblico una mail in cui si chiede alla BCE conferma sul fatto che l’art  comma 2 della Versione consolidata del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, permette a banche pubbliche di accedere ai finanziamenti della BCE, come qualsiasi banca privata, permettendo così allo stato, di risparmiare sugli interessi che paga sui titoli, in quanto attualmente costretto a rivolgersi al mercato.

La mail è preceduta da un estratto dall’articolo nel link suindicato.

Buona lettura. 

Le disposizioni del paragrafo 1 non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell’offerta di liquidità da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati”

Uno scambio di email con la Banca Centrale Europea

Esiste quindi la strada per lo Stato italiano per arrivare a risparmiare anche 70 miliardi di euro di interessi all’anno. Abbiamo voluto verificare questa possibilità, (applicata in Germania e Francia tramite due enti pubblici, rispettivamente KfW e Bpi), contattando gli uffici dell’Unione europea circa la fattibilità dell’utilizzo di banche pubbliche per finanziare lo stato.

La risposta ricevuta per email (a nome della BCE) è stata affermativa

: ” il divieto di scoperto bancario e di altre forme di facilitazione creditizia in favore dei governi non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell’offerta di liquidità da parte delle banche 9

centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati”.

Inoltre, in riferimento a banche pubbliche: “gli istituti di credito possono liberamente prestare i soldi ai governi o comprare i loro titoli di stato, nonché prestare soldi a qualsiasi cliente”

E’ quindi possibile per lo Stato italiano nazionalizzare una Banca, la quale acceda alla liquidità della BCE e finanzi il suo debito ad un tasso di interesse appena superiore a quello applicato dalla BCE stessa e in ogni caso sempre molto inferiore a quello di mercato, che va ricordato è attualmente superiore del 3% all’inflazione.

Stiamo parlando qui di come “trovare” non due o tre miliardi con l’IMU o qualche privatizzazione o risparmiando sulla sanità, le scuole, le infrastrutture, ma risparmiando sugli interessi, sulla rendita che da decenni lo Stato italiano paga a investitori esteri, banche e anche a investitori italiani.

Si tratta alla fine di scegliere tra rendita finanziaria favorendo il lavoro e le imprese. La rendita finanziaria ha incassato in trenta anni dallo Stato, lo ricordiamo ancora, più di 3mila miliardi di euro di interessi, mentre le imprese e i lavoratori italiani venivano schiacciati da una tassazione soffocante, giustificata con il peso del debito pubblico di 2mila miliardi, creato dall’accumularsi di questi interessi.

Gli italiani devono rendersi conto che non è vero che “non si può fare niente” contro il peso del debito pubblico e delle tasse a causa dei trattati firmati e delle posizioni degli altri governi all’interno delle istituzioni europee

 

. In realtà, un governo italiano competente e che abbia a cuore gli interessi degli italiani invece che del “mercato finanziario” può muoversi anche all’interno dei trattati europei.

Il nostro, oltre che un articolo, è anche un appello ai cittadini italiani che trovino convincenti i fatti che abbiamo esposto e diffondano, ovunque possano, questa soluzione pratica al problema del debito, allo scopo di mettere la parola fine alle politiche di austerità che stanno soffocando l’economia italiana.

Claudio Bertoni e Giovanni Zibordi

Giovanni Zibordi, si occupa di mercati finanziari e gestisce uno dei siti finanziari più noti in Italia, http://www.cobraf.com economia a Modena, ha anche tre anni di dottorato in economia a Roma, un MBA a UCLA e ha lavorato precedentemente in consulenza manageriale e ha vissuto a Los Angeles e New York per sette anni.

Claudio Bertoni si occupa di impresa ed è stato per più di vent’anni imprenditore nell’ambito del commercio equo e solidale. Dottore in Scienze Agrarie sa che i beni reali valgono di più del denaro e ricerca come cittadino le soluzioni possibili ai problemi monetari di macroeconomia.

Il carteggio originale con L’Unione Europea e la Banca Centrale Europea

Date:

Tuesday, 10/12/2013 17:23:50 From: “Claudio Bertoni”

Subject:

[Case_ID: 830870 / 1548784] art. 123- Delucidazioni ————————————————–

[…]

E’ chiaro che la BCE non può acquistare direttamente Titoli di Stato e quindi quello che è mia intenzione approfondire ora, e in ultimo, sono le seguenti domande:

1) comma 2 art. 123 TFUE: è possibile per un Ente creditizio di proprietà pubblica accedere all’offerta di liquidità, oggi al tasso dello 0,25%, della BCE?

2) Se sì come penso, questo Ente creditizio di proprietà pubblica può prestare denaro al Governo affinchè lo stesso possa pagare i suoi debiti ai mercati finanziari? Ovviamente attraverso la cessione a garanzia dei Titolo di Stato acquistati dall’Ente creditizio pubblico stesso?

3) E l’Ente creditizio pubblico può decidere liberamente il tasso di interesse?

Grazie ancora per la vostra cortese risposta

———- Messaggio inoltrato ———- Da: Europe Direct <citizen_reply@edcc.ec.europa.eu> Date: 13 gennaio 2014 10:50 Oggetto: [Case_ID: 0830870 / 1548784] art. 123- Delucidazioni A: claudio.bertoni1910@gmail.com

Gentile Signor Bertoni,

La ringraziamo per il suo messaggio. Desideriamo scusarci per il ritardo.

Le inoltriamo le risposte alle sue domande, fornite dalla Banca centrale europea:

1) comma 2 art. 123 TFUE: è possibile per un Ente creditizio di proprietà pubblica accedere all’offerta di liquidità, oggi al tasso dello 0,25%, della BCE?

1. Gli enti pubblici creditizi dell’area dell’euro sono un elemento importante del sistema bancario e pertanto hanno un ruolo essenziale nel fornire prestiti all’economia reale. Pertanto è importante per l’Eurosistema che essi siano trattati alla pari degli istituti creditizi privati nel contesto delle operazioni di rifinanziamento per assicurare un efficiente trasmissione delle decisioni riguardanti la politica monetaria all’economia.

 

Pertanto la risposta alla sua prima domanda è si ed e per questo che l’articolo menzionato è presente nel Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE)*. L’articolo stabilisce che il divieto di scoperto bancario e altre forme di facilitazione creditizia in favore dei governi “non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell’offerta di liquidità da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati”.

2) Se sì come penso, questo Ente creditizio di proprietà pubblica può prestare denaro al Governo affinchè lo stesso possa pagare i suoi debiti ai mercati finanziari? Ovviamente attraverso la cessione a garanzia dei Titolo di Stato acquistati dall’Ente creditizio pubblico stesso?

2. Non è il ruolo della banca centrale di decidere per gli istituti di credito come utilizzare i soldi.

 

In pratica, gli istituti di credito possono liberamente prestare i soldi ai governi o comprare i loro titoli di stato, nonché prestare soldi a qualsiasi cliente. Questo è possibile nel caso in cui esista una decisione commerciale indipendente da parte dell’ente pubblico creditizio di entrare in tale rapporto con lo Stato. In questo contesto è necessario ricordare la clausola stabilita dall’articolo 124 del TFUE, che stabilisce quanto segue: “È vietata qualsiasi misura, non basata su considerazioni prudenziali, che offra alle istituzioni, agli organi o agli organismi dell’Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri un accesso privilegiato alle istituzioni finanziarie.” Lo Stato, nel caso in cui adottasse una legge, regolamento o qualsiasi altro strumento giuridicamente vincolante, che obbligherebbe un istituto finanziario a comprare i titoli di stato governativi, violerebbe l’articolo 124.

3) E l’Ente creditizio pubblico può decidere liberamente il tasso di interesse?

3. La domanda non è chiara. Tuttavia, nel contesto della decisione indipendente presa dall’istituto creditizio di prestare soldi ai clienti, il prezzo dell’operazione deve essere basata su considerazione finanziarie e economiche (per esempio, il profilo di rischio del cliente). Per quanto riguarda la decisione di comprare titoli di stato pubblici, si aspetta che il tasso di interesse nominale per i titoli governativi (come per gli altri) venga determinato dalle caratteristiche del titolo stesso (incluso il profilo di rischio dell’emittente, la liquidità e commerciabilità del titolo, etc.). Il rendimento effettivo del titolo (emesso da un pubblico o provato) negoziato sul mercato riflette l’evoluzione di queste caratteristiche nel tempo.

Ci auguriamo che queste informazioni possano esserle di aiuto. La preghiamo di contattarci nuovamente in caso avesse ulteriori domande